“Il Bello è un grande, anche se non è mai arrivato a sviluppare del tutto le sue potenzialità”. Il “ bello” in questione è Roberto Baggio, chi ha pronunciato questa frase è Diego Maradona, uno che di bravi giocatori se ne intende eccome.
Roberto Baggio nasce a Caldogno, piccolo borgo in provincia di Vicenza, il 18 febbraio 1967 e nella sua carriera calcistica indossa le casacche delle più importanti squadre d’Italia: parte dal Vicenza, poi Fiorentina, Juventus, Milan, Bologna, Inter e Brescia. Con la maglietta della nazionale conta 57 presenze e 26 goal, è l’unico calciatore italiano ad aver segnato in 3 edizioni diverse del campionato del mondo (Italia 90, Usa 94 e Francia 98). Nel 1993 vince pallone d’oro e il Fifa world player ed è stato il quinto calciatore italiano ad aver vinto due scudetti consecutivi con due differenti squadre in Italia.
A detta di molti è il più grande calciatore italiano degli ultimi trenta anni, ma è stato soprattutto il calciatore più amato, il calciatore che ha unito di più l’Italia. Quando si parlava della sua convocazione in nazionale, quando si trattava di difenderlo, in Italia scomparivano tutti i campanilismi, non si faceva più distinzione tra Interisti e Milanisti, tra Juventini e Fiorentini, tra Romani e Napoletani, tutti si univano sotto il segno del “ Divin Codino”. Eppure c’ è stato qualcuno che l’ ha odiato, quel Marcello Lippi che alla Juve gli preferì Del Piero e all’ Inter lo lasciava spesso in panchina, adducendo come giustificazione guai fisici di Baggio, che puntualmente polemizzava, smentendo il suo mister. Ma una sola persona non può intaccare l’amore calcistico di una nazione intera per il talento di Caldogno e di dimostrazioni emblematiche ce ne sono state tante.
La prima è stata sicuramente la mobilitazione dei tifosi della Fiorentina contro la sua cessione alla Juventus. Il ritiro pre-mondiale della nazionale italiana a Coverciano,venne invaso dai tifosi della Fiorentina e ci furono non pochi problemi di carattere logistico e di sicurezza.
L'addio alla maglia azzurra del Divin Codino!
Poi ci sono state le mobilitazioni popolari per la sua mancata convocazione agli europei del 1996, le mobilitazioni popolari per ottenere la sua convocazione agli europei del 2004 e alle olimpiadi dello stesso anno. Il 28 aprile 2004 a Genova gioca, a 37 anni, per l'ultima volta in Nazionale, grazie alla convocazione-tributo da parte del ct Trapattoni in occasione di una partita amichevole contro la Spagna (fino a quel momento soltanto Silvio Piola era stato celebrato in questo modo). La partita, terminata 1 a 1, è ricca di suoi numeri e l'affetto degli sportivi italiani è espresso da ovazioni continue ogni qualvolta tocca palla e da una standing ovation quando viene sostituito negli ultimi minuti da Fabrizio Miccoli. Emblematico è uno striscione esposto in gradinata sud per tutta la durata del match, “senza il codino mi rompo il belino”. Emblematica è anche la sua ultima partita in carriera, giocata in un San Siro gremito in ogni ordine di posto. E’ il 16 maggio 2004. E’ il giorno della festa scudetto del Milan, ma diventa subito la festa di Baggio. Prima del match giocatori e arbitri si fanno fotografare con lui, tutto lo stadio esplode in un boato ogni volta che la palla è tra i suoi piedi, esce dopo aver provato a segnare il suo ultimo goal in serie A con quella che era la sua specialità, la punizione a giro dal vertice sinistro dell’area di rigore, Abbiati gli nega questa gioia. Ma la vera gioia gliela darà San Siro; mentre sta uscendo dal campo vede Paolo Maldini avvicinarsi e abbracciarlo, vede tutto lo stadio abbracciarlo idealmente, sente applausi scroscianti dalle tribune ed esce in lacrime.
Numero 10 e fascia di capitano. Brescia salvo, ultima impresa compiuta!
E’ stato davvero il più amato Baggio, l’uomo che ha fatto innamorare di se due generazioni, l’uomo che ha insegnato all’ Italia quali sono i veri valori che il calcio deve trasmettere. Ogni italiano è orgoglioso di essergli connazionale, di essere connazionale di un uomo che ha scritto la storia del calcio, di un grande uomo anche fuori dal campo. Basta dire che è stato insignito del World Peace Award 2010, premio che viene assegnato dai premi Nobel a chi si è distinto durante l’anno per l’ impegno nel sociale. Allora grazie Roby, grazie per ciò che ci hai dato, grazie per averci fatto sognare ed innamorare di Te e del Tuo calcio. Tutti noi ti abbiamo amato, nessuno è riuscito a rimuoverti dalla sua mente, perché i veri campioni sono gli uomini come te, che hanno il coraggio di calciare il rigore decisivo e di metterci la faccia quando lo sbagliano, come hai fatto tu. C’ è una frase che racchiude tutto te stesso e l’ ha pronunciata un altro argentino che di calcio ne capisce molto, Jorge Valdano.” Immagino la vulcanica testa di Roberto Baggio nel bel mezzo di una partita, bombardato da sensazioni, idee sfruttate o no, finte che nascondono le vere intenzioni... tutto in un'eccitazione che racchiude il piacere, l'orgoglio, la vanità. Come si può pensare a tutto ciò in pochi secondi... Come può questo caos mentale terminare in una giocata armonica... È sempre stato così quando il talento ha incontrato la libertà. [...] Un talento libero, delicato, preciso. Tutti corrono, mentre lui frena; tutti giocano a memoria, mentre lui crea; tutti sono stressati, mentre lui resta freddo. In un mondo di centrocampisti che non ragionano, Baggio è il simbolo del calcio che ci piace. “ Sei il simbolo del calcio che ci piace, Roby, quel calcio che nessuno di noi dimenticherà..
Il video dell'ultima partita in carriera di Roberto Baggio!