“ Matt, penso di aver trovato un genio”. Bob Bishop, osservatore del Manchester United descrive così George Best a Matt Busby, storico manager dei Red Devils. Bob ci aveva visto giusto, Best era davvero un genio, in campo faceva impazzire tutti, segnava goal impossibili, faceva dribbling impensabili. Il suo guaio era l’essere fedele al luogo comune del “ genio e sregolatezza”; fuori dal campo era davvero ingestibile.
Prima di parlare delle sue imprese all’ Old Trafford, è giusto soffermarsi su cosa sia stato Best per la sua generazione; per la generazione del ’68, la generazione rivoluzionaria per antonomasia. Cognome da predestinato, sguardo fiero, capelli lunghi, barba incolta; nell’Inghilterra puritana diventa immediatamente il simbolo dell’anticonformismo. Quell’anticonformismo che lo contraddistingue anche sul terreno di gioco. Best non è solo il fuoriclasse della squadra, non è solo l’uomo dei dribbling ubriacanti e dei goal impossibili; è anche il gregario della squadra; mai una gamba tolta in un contrasto, tanta corsa e sacrificio; due giocatori in uno, cosa volere di più?
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| Capelli lunghi,barba incolta, sguardo fiero. George (was the) Best! |
La sua carriera inizia presto, a 16 anni, esordio in campionato contro il West Bromwich Albion, e si chiude a soli 31 anni; anche se dai 27 anni in poi George Best non sarà più quello di prima; colpa della sua vita sregolata. Come canta Vasco Rossi; “ una vita spericolata”. In pochi anni, Best diventa una vera e propria leggenda in terra d’Albione, alla stregua di Cassius Clay nella boxe. Questa fama gli dà alla testa, inizia ad assumere atteggiamenti da star e piano piano cade nella spirale dell’alcool. Si narra che ogni sera lo si poteva trovare in qualche pub della città con una pinta in mano, le braccia a cingere la vita di belle donne e le chiavi di un auto di lusso in tasca. Viene soprannominato il “ quinto Beatle”; sia per il fascino che per la fama; in breve tempo Best inizia ad anteporre la “ bella vita” alla vita da professionista e in campo se ne vedono i risultati; le magie che avevano incantato tutta Europa scompaiono; il bel ragazzo che faceva ammattire tutti i difensori lascia il posto ad un uomo alle prese con una dipendenza totale dall’alcool. La carriera di Best finisce. Col tempo il suo fegato non regge più e Best viene sempre più spesso ricoverato; fino al 2002, quando il fegato gli viene trapiantato, tra mille polemiche. Se i suoi ammiratori avevano cantato vittoria, una fetta del Paese era rimasta contraria alla decisione di dare un organo sano a un bevitore incallito, benché deciso a smettere. Per un po’ Best sembra avercela fatta; ma il divorzio dalla moglie Alex è traumatico; George ritorna a frequentare i pub e a scolare litri di birra e di gin; fino alla nuova malattia; questa volta letale. L’ultima foto di George Best è emblematica; in un letto d’ospedale, tenuto in vita solo dai macchinari; che rivolge il suo ultimo sorriso ad una macchinetta fotografica. Il giorno dopo quella foto farà il giro del mondo, con l’ultimo appello del mito ai suoi fans: “ Non morite come me”. Era il 26 novembre del 2005, di lì a poco si sarebbe spenta per sempre l’esistenza della prima icona che il calcio abbia avuto, del primo calciatore “ star”; del primo calciatore capace di influenzare il pensiero del popolo. Di lì a poche ore si sarebbe spento George Best, il più forte giocatore di calcio della storia dell’Inghilterra. I suoi funerali si tennero nel castello di Stormont, vicino Belfast, sua città Natale, il 2 dicembre 2005. Parteciparono 500 mila persone, rendendolo il secondo funerale più grande della storia, dopo quello di LadyD. Questo per far capire chi era George Best per gli inglesi, il simbolo di un’ epoca, il campione amato, l’uomo che li aveva sedotti e abbandonati. Ma con le sue giocate li aveva fatti innamorare e , chi ama una volta, ama per tutta la vita.
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| "Ragazzi, non morite come me!" |
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