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| La formazione tipo del Grande Torino prima di una gara di campionato! |
Il sabato precedente il Toro affronta l’Inter: se non perde, ha le mani sullo scudetto. La partita è scialba, il Toro gioca per il pareggio e la partita finisce 0-0; Ferruccio Novo tiene fede al suo patto e comunica alla squadra che il giorno seguente si parte per Lisbona.
Il Torino parte quindi dall’Aeroporto di Milano per Lisbona sul trimotore Fiat G.212. Della rosa rimangono a casa solo il difensore Sauro Tomà, bloccato da un infortunio e il secondo portiere Grandolfi; dal momento che Aldo Ballarin aveva convinto l’allenatore, Lieve Levesley, a portare il fratello Dino, terzo portiere della squadra. Rimangono a casa anche il presidente Novo, per impegni di lavoro; Vittorio Pozzo, che pochi giorni prima aveva litigato con Novo stesso e Nando Martellini; che aveva in programma per quel giorno la cresima del figlio.
Il 3 maggio 1949, di fronte ad una folla di quarantamila persone, il grande Toro gioca la sua ultima partita; vincendo 4 a 3, con Mazzola sugli scudi; in una partita in cui le difese non esistono e l’unico compito dei giocatori era divertire divertendosi.
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| Le rovine del trimotore fiat che portava i campioni del Toro! |
Nei giorni successivi viene proclamato il lutto nazionale e le bare sono esposte a Palazzo Madama; più di un milione di persone scendono in piazza. Non solo sportivi , non solo italiani; sono presenti le delegazioni di tutti i Paesi più importanti del mondo. Il presidente della Federcalcio, Ottorino Barassi, fa l’appello alla squadra come dovesse scendere in campo: Bagicalupo-Ballarin-Maroso……….
“Capitan Valentino, questa è la quinta coppa, la coppa del Torino, guarda com’è grande, contiene il cuore di tutto il mondo!” Queste le sue parole rivolte alla squadra nell’alzare il cielo il quinto scudetto assegnatole d’ufficio. Era il 6 maggio del 1949 e pioveva, ma la pioggia si confondeva con le lacrime di chi quella squadra l’aveva amata e ammirata.
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| L'ultimo saluto al "Grande Toro", in piazza Castello a Torino! |
Perché quel Grande Torino non era solo una squadra di calcio, era la voglia di Torino di vivere, di tornare bella e forte; perchè i giocatori del Torino non erano solo dei professionisti o dei divi, erano degli amici! Degli amici perché, dopo gli anni bui della guerra erano stati, insieme a Coppi e Bartali, i simboli della rinascita italiana nel campo sportivo, perché la gente con le loro imprese e il loro bel gioco ritornava a sognare, perché nessuna squadra vedrà i propri tifosi salire ogni 4 maggio in cima alla collina di Superga per ricordarli ed onorarli; perché nessuna squadra vedrà quindici stati intitolati ai propri giocatori. Ma gli eroi sono immortali negli occhi di chi in essi crede, così il mondo crederà che i ragazzi siano ancora in trasferta; pronti a tornare e a far sognare tutti un'altra volta!



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